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Allevi suona per noi

Bresso (MI) Fly Festival. In grande prato fresco e senza zanzare c'è un palco enorme dove suoneranno Ron, Tiro Mancino e perfino Al Di Meola. Le sedie sono numerate con un'etichetta adesiva sul retro e tutte su un parquet rialzato a due livelli. Sullo sfondo un telo bianco avorio, davanti l'immenso pianoforte nero e alato. Ad aspettare il pianista e compositore Giovanni Allevi almeno quattro o cinque mila persone giovani e perbene. Io ho camminato tra l'erba secca per coprire le distanze. Ho imbracciato il bicchierone di birra alla spina e poi seduto l'ho messo per terra sotto la sedia.

Il Giovanni è arrivato con la sua zazzera e la felpa con cappuccio correndo e agitando le mani come per volare. Ho sentito per la prima volta la sua voce e questo suo modo di parlare concitato e con il ritmo dell'ansietà. Ma Giovanni è un'anima purissima come la sua musica. Leggero e penetrante ti riempie la testa la fa girare in tutte le direzioni. La sua musica riconcilia con il giorno che muore, con la serata freschissima e con le tue dita che non sanno cosa fare.

Con la sua aria di Amadeus ha fatto da solo Aria, Monolocale 7.30 am, Go with the Flow, L'orologio degli Dei, Back to Life, Jazzmatic. Poi sono entrati gli orchestrali ed è andato avanti con un siparietto monologo tra i diversi pezzi. Whisper, Keep moving, A perfect day, Corale, Angelo ribelle. Giovanni è una specie di angelo. Suona sollevato dal peso della giornata comune, parla della sofferenza che non si vede.


Ogni tanto ho alzato la testa per guardare il cielo e sentire meglio la sua musica. Una farfalla di notte ha fatto la diagonale del palco, un areo ha lampeggiato e più lontano all'incrocio fuori dal recinto del parco ho visto le luci di un semaforo andare da sole senza traffico. Prima rosse poi verdi poi gialle, al ritmo stabilito dai vigili urbani. Giovanni ha chiuso il programma ufficiale con Foglie di Beslan, Come sei veramente, Prendimi, e 300 anelli. Alla fine ha detto "Come siete belli" "E' incredibile sono a Milano, anzi a Bresso". Si è preso un mazzo di fiori e l'ha messo sul pianoforte prima dei cinque o sei bis.

Le migliaia di persone, dopo gli applausi e le luci abbassate, si sono ritirate in ordine sparso verso l'uscita lontana nel prato. Ma Giovanni, spinto dai fan della curva irriducibili, è rientrato quando quasi tutta la gente era già lontano e ha ricominciato a suonare da solo. Allora la massa dei camminatori verso l'uscita in fondo si è fermata. Tutti hanno girato le spalle al suono del piano lontano e sono rimasti immobili con la testa rivolta verso di lui mentre le gambe ancora andavano dall'altra parte. Le facce scure si sono illuminate della luce del palco e piano piano il corteo ordinato è tornato indietro a sentire le note più da vicino. Come attratti da una forza misteriosa, come i topi della favola del pifferaio magico, come gli zombi dei film dell'ultimo uomo sulla terra con Vincent Price. Mi sono seduto nella sedia sollevata e anche il mio spirito ha fatto lo stesso movimento.

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