Passa ai contenuti principali

Grazia

Le persone sono graziose o no.
In quel caso sono disgraziate.
A volte l'aspetto fisico può essere gradevole
ma il portamento invece no.
Una persona graziosa può vestire di stracci.
Uno straccione può essere un poeta.
La grazia è un dono della natura.
Io vorrei averne tanta di più.
C'è chi ha tanta grazia e si vede dal cuore che ha.
C'è chi ha ricevuto in dono la grazia di un sorriso,
come te per esempio o la Ciangottini ne La dolce vita.
C'è chi inciampa sulla sua ultima meta.
Grazie per avermi mandato in orbita su questo rap della sera della luna piena.

Commenti

  1. C'è una ragazza bassina, coi capelli ricci e biondi e gli occhi azzurri che ti guardano in faccia e sorridono. Una persona aperta, una persona che guarda.
    La ho conosciuta col suo tipo una sera, più di un anno fa, quando sono uscita con amici. Mi ha guardata in faccia, la ho guardata io e ci siamo piaciute subito. Una persona piena di grazia (Ave Maria). Le piace l'aria aperta, i cartoni animati per bambini, ballare e stare in compagnia della gente.
    Lui no. Lui non è brutto ma è sgraziato. Non direi disgraziato. E' goffo. Cerca di mettersi in mostra con le persone. Per poter piacere, cerca di dimostrare che si piace. Gelosissimo di lei, l'ha tradita in tutti i modi possibili immaginabili. E' un amante della grazia: si innamora di tutte le belle donne che vede, gli casca ai piedi. Anche delle meno belle. (Leggera litote).
    Io lo vedo un po' come una sanguisuga.
    Lei invece di lui si è innamorata e gli è corsa dietro per anni. Non certo per sottrargli una grazia che lui non ha: ma per dargli la sua. E non capiva, non capiva, perché lui non lo volesse, quello spirito e quella bellezza di lei, e preferisse scappare appresso ad altre.
    Poi, grazie al cielo e alle persone che le vogliono bene, ha smesso.

    Ho conosciuto anche un uomo che si contorceva nei contorti meandri della sua mente. Qualunque bella donna con cui parlasse, lui presupponeva che la comunicazione sottintendesse necessariamente un'appartenenza. Diceva io non voglio possedere, voglio appartenere. E ogni donna che non voleva che lui le appartenesse (leggi: con te non c'è e non ci sarà mai altro che comunicazione verbale, la non verbale è categoricamente esclusa) - costei diventava una torbida ammaliatrice. Sedotto e abbandonato.

    N.B.: Non so cosa c'entri, ma dicono che Omero fosse vecchio e cieco...

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Avevo un cuore

Adesso ho quasi tutto, molto più di sempre. Adesso non devo lavorare per vivere, ho abbastanza. Ho anche una casa solo mia, una terra tutta mia. Prima ero nel traffico e vivevo in quattro metri quadrati, ora ho quattro stanze da 120 metri e un terreno di nove mila metri. Ci sono due cani che corrono, tanti alberi piantati e altrettanti da piantare ancora.  Quando avevo la voglia non avevo una lira, adesso ho una lira ma la voglia è passata. No non è passata, ho sempre il senso del dover fare qualcosa per proteggermi aspettando tempi migliori. Invece dovrei semplicemente cercare di fare quello che voglio fare: alzarmi dal letto con un piano per la giornata. Dovrei fare con calma e determinazione quello che è giusto e bello fare. Ma nel frattempo ho dimenticato cosa volevo fare perché l'ho rimandato. Ho sentito di non avere la forza di andare oltre le barriere e le circostanze. Mi sono perso nel groviglio delle rinunce e dei compromessi. Era più urgente la necessità di coprirmi dalle...

L'uomo delle contraddizioni

Le cose andavano talmente bene che voleva fare la rivoluzione. Come San Tommaso deve toccare le ferite altrui e anche le proprie. Mette alla prova, si rimette in gioco, crede solo a quello che sperimenta e cerca il limite. Viveva in un borgo di gente laboriosa e simpatica ma corre verso la periferia di una metropoli. Sostenuto da una famiglia proprietari abbraccia l'idea dell'esproprio proletario. Per la città indossa i jeans marchiati dalla multinazionale del tabacco, prende il sussidio dagli industriali e organizza assemblee di socialisti. Per fare il reporter nel mondo si accontenta del giornale di provincia, lo abbandona e si trasferisce nelle stanze della Camera del Lavoro. Prendo gli schiaffi ma non per conto mio, pensava. Fa un master in giornalismo mentre aiuta gli arruffapopolo e finisce per votare i riformisti della politica. Aspettando di fare l'inviato accetta le pagine di un piccolo giornale di agricoltura e poi di uno di finanza. Rinuncia a tutte le credenze r...

Un muro nella testa

- Hai detto che ti chiami Serena, mi ricordo che ti chiami Serena. Non è vero? - No, io sono la Brunella. Avevo immagazzinato l'idea di Serena perché Serena è nome lombardo. Non che questa Brunella fosse bella come la Serena che immaginavo ma per comodità mi ero appoggiato a questa idea per darle un contesto. Per riportarla dentro uno schema notorio.  E così per più di una volta incontrandola nel parco, lei e il suo compagno Fango, pensavo: ecco la Serena. Pensavo, forse non si chiama Serena ma è il nome che più si avvicina all'idea che mi sono fatto del suo nome quella volta che me l'ha detto. Infatti Brunella non era neanche vicina alla Serena postina dei partigiani, che era una bionda bella e forte. Eppure ero quasi sicuro. Serena come la partigiana del film sulla resistenza in Val Padana. Come i protagonisti di Novecento di Bernardo Bertolucci o di Citto Maselli, donne partigiane in aiuto di compagni partigiani. Il popolo buono, il bello della rivoluzione poi estesa dal...