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Gonna con le balze

Lei non portava le calze, vestiva una gonna con le balze. Ogni volta parcheggiava lontano una decina di metri. I passi erano come di una danza di avvicinamento per il tango. Le sue gambe scendevano dopo l'apertura dello sportello, sembrava come un angelo vestito da passante.

Da quando aveva abbracciato la libertà i suoi amori erano diversi dal solito. Il senso del possesso e il senso dell'abbandono non sempre avevano un confine nella sua testa. Cercava conferme o smentite dai racconti o dalle esperienze passate dalla gente.

Mi aveva detto che dei nostri incontri poteva farne a meno. Anche di rifiutare di vederci poteva fare a meno. Così ci vedevamo, una volta ogni mille mai. Si parlava per osservare le reazioni dell'altro, il pudore di stringere le mani, in attesa di un colpo di scena.

Qualche volta io mi scioglievo e lei anche nel parlare di noi. Una confidenza e una pacca sul braccio erano troppo. Il patto era: ci vediamo perché siamo amici. Poi se ne tornava indietro da sola verso la collina.

Avrei voluto inseguirla tutte le volte per i tornanti e i muretti di pietra allippati di verde. Invece me ne tornavo a dormire su trispiti di ferro e tavole di legno. Qualcuno mi aveva detto, meglio lasciare le cose intatte per non rovinare il buono che c'è. Mamma, Cicco mi tocca. Toccami Cicco che la mamma non c'è!

- Ciao ragazza, possiamo vederci?
- Che ne dici di domani pomeriggio?
- Fantastico. Allora ci sentiamo domani dopo pranzo. Concordiamo i details. Il tuo terrazzo forse è fiorito.
- Ok, uomo.

- Oggi ho una spina nel cuore. Vorrei rimandare il nostro incontro. Confido nella tua comprensione. In alternativa, nel perdono. Ti bacio.
- Sono io che ti bacio. Fammi sapere se posso fare qualcosa per aiutarti.
- Apprezzo, grazie...

- Ciao reginella. Che ne dici di una grigliata di pesce?
- Ci vediamo la prossima volta. Promesso.

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