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Yellow moon

La luna è piena stasera, si solleva minacciosa alla destra della Montagna quando ancora la luce illumina il cielo più di quanto non faccia per la terra. Da due giorni piove la sabbia nera sulle foglie degli alberi e sugli aranci. Una dura pioggia come radioattiva si è depositata tra il pannello del contenitore dell'acqua di plastica blu e il rubinetto del gas spostato verso la chiusura dalla labrador nera detta per questo Monaca.

L'ora dell'angoscia arriva tra le 16 e le 17 nel versare del giorno. Vado ancora nel mio piccolo regno di terra e di vento, una specie di masseria nella collina della valle del Dittaino. Risento per la sesta volta l'ultimo disco di Sting, una ultima nave e una serie di sproloqui in dizione Oxford. Volevo gettarlo fuori dal finestrino per la nausea. La sua voce è quella di uno che per fare il figo non usa più la chitarra elettrica o il blues. Dal senso di vomito passo all'idea di usare un pezzo come colonna sonora.

Ho preso a girare un video per ogni canzone con le immagini del paesaggio che passa dal finestrino. Stasera il cielo è blu a pecorella, lo vedo solo io però. Non mi rimane che fare una lista di quello che ho perso e che ho guadagnato. Dovrei anche pagare le tasse ma mi sono accorto che manca un codice, una password e il collegamento con la rete. Perciò stasera torno indietro verso la luna che ora torna davanti a me. Torno a casa a salutare la mia madre e dar da mangiare al mio padre.

Commenti

  1. che senso dare a quel che si è perso o che si è guadagnato?
    invece di cosa? come si fa a saperlo davvero?
    si è soli comunque...
    o quasi
    davanti alla luna e alla Montagna,
    nella prateria...
    oppure a casa, per ritrovare il valore del tempo e degli affetti

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