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Pane scordato

Quanti alberi ho piantato intorno a me in questa casa. Ogni anno ne pianto diversi. Tanti seccano per mancanza di acqua e di accudimento. Altri superano la barriera del secco, del vento micidiale e sembrano dare i frutti sperati. Limoni, cinque limoni, melograno un melograno, fichidindia 50 fichidindia. C'è una strada stretta da fare per chiunque, i primi anni sono difficili. Ma quando la pianta ha fatto le radici l'anno dopo tutto si moltiplica e i le foglie e i rami si moltiplicano, anzi devi cominciare a potare e riportare ordine e disciplina.

Sono passati una decina di anni da quando ho iniziato a scavare buche e coprire di terra radici di ulivi e gelsomini. Ne sono passati anche venti di anni. Sembra ieri, non è vero? Invece non è così. Papà diceva, scava ancora. Fai la fossa ancora più grande per dare umido alle radici. Io pensavo, che scocciatura. Invece aveva ragione lui. Le piccole fosse fanno morire le piante e così è stato quando ho fatto da solo. La culla deve essere spaziosa per il piccolo che cresce.

Se vuoi vedere un pulcino qualcuno deve covare le uova fecondate. Se vuoi qualcosa non aspettare, cercala questa cosa. Investire è la cosa decisiva e delicata perché richiede risorse e tempestività. La fortuna fa il resto, poi la sfortuna compensa tutto. Il maestro disse a mia madre, questo ragazzo ha un anno di vantaggio sugli altri ma prima o poi lo perderà. Un altro disse chi è primo a scuola sarà l'ultimo nella vita. Infatti un pò è andata così e i profeti sono stati accontentati.

Pare che mangio pane scordato. Non sono tante le cose che restano da fare perché non ci sarà il tempo farle. E neanche la stessa forza ci sarà più. Forse troverò un'altra energia ancora più intensa, forse mi fa piacere pensarlo. Intanto, però, il cipresso si è fatto alto e anche l'oleandro è quasi adulto. Per la prima volta raccoglierò quanto basta per avere l'olio a tavola e non comprarlo.

Ora forse ho capito cosa mi è successo in questi anni, posso farcela ad andare avanti, magari a zigzag, ma guardando sempre lo stessa boa davanti a me. Avrei voluto avere qualcuno vicino che si chiamasse Consolazione, magari una figlia di nome Consuelo. Avrebbe accarezzato le mie sere di vecchio signore rimbambito. Invece non ho figli nè mi chiamo Consolato. Ma ne ho tanti di amici e di affetti lo stesso, per lo più lontani. Mi consola saperlo in questi giorni di solitudine e di confinamento che sembrano e sono anche i giorni di salute e di sogno nella natura.

Sono libero di isolarmi o confondermi, non posso lamentarmi. Devo solo ringraziare di non essere dentro un camion dimenticato fuori dall'autostrada in viaggio verso la morte. Sono stato fortunato ad incontrare la gente che ho incontrato. Come ha detto Nino, l'ultima volta che ha detto qualcosa: voglio chiedere scusa, se ho sbagliato. Voleva dire che aveva vissuto in pace con se stesso e qualche volta non era stato sempre gentile come qualcuno si aspettava.

Commenti

  1. Più leggo, più "scavo" dentro l'autore,e più mi affascina il suo mondo interiore. Una descrizione del "reale" nitida, del tutto priva di compiacimento letterario - e qui sta il pregio - per poi svelare, con grande senso poetico, quello che più preme:la necessità, il recupero della memoria, delle radici,e dunque la conseguente riscoperta, la descrizione e la condivisione dei propri "luoghi dell'anima".
    Chapeau!

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