Passa ai contenuti principali

Amparissi

Stavo seduto sul bordo dell'acqua corrente e avevo la sensazione di muovermi con lo sfondo del canale e dei riflessi dei palazzi della Darsena. Un cartello dice che la costruzione risale al 1648 e poi che sfrutta la pendenza del suolo da Milano fino a Pavia. Una cosa colossale al confronto dei palazzoni di cemento alti sui tetti della città a forma di vela.

C'è un momento per correre e uno per fermarsi. Di solito nel primo caso si guarda avanti, nel secondo, al contrario, si guarda indietro. L'acqua del Ticino arriva fino a qui, portava le barche che portavano i marmi e le pietre del Duomo, le verdure e il riso dell'Oltrepò, la gente commerciante, i ragazzi e le ragazze a cercare fortuna.

Il sole dell'estate scalda ogni cosa, anche le bancarelle di peruviani. Vendono il frutto proibito, il platano che diventa nero e dolce. "Questo si mangia fritto!" C'è un sedile di marmo bianco a forma di onde, le mura di mattoni rossi sono nuovi. Ma qui avevano fermato i lavori perché c'era anche un porto romano e per anni si vedevano solo paratie di alluminio.

Che combini? Subito risponde. Scusa con chi parlo? E tu chi sei? Ho tenuto per mesi la tua tela di juta con dei graffi, era incorniciata nel legno grezzo. Mi chiedevo se ancora lavori con dei quadri. Io sono nome e cognome ed ero amico, cioè ero fidanzato di questa che poi era amica di tua sorella e perciò anche tua. E come hai avuto il mio numero? Sono passati alcuni decenni, diciamo almeno tre, però mi ricordo della forma del suo viso. E pensavo a come si cambia o a come non si cambia,  a come restano impressi dei dialoghi, delle ombre nella luce accecante o delle luci nella notte. 

Sarà stato perché il numero non lo ha mai cambiato e ora mi sei apparsa come essere attivo e pulsante. Forse me lo aveva dato pensando che un giorno ti avrei chiamato. Quella sera siamo arrivati a Sabaudia in 500 percorrendo la Pontina, nella piazza romanamente disegnata dal Duce e ora giustamente i veneti bevono l'ombra seduti al bar già la mattina. 

Un gatto salì addosso tra le mie gambe e si fece un certo clamore intorno. Poteva essere la copertina del primo album folk rock rivisitato tra i pini marittimi, Moravia e la sua amica camminavano a stento tra i portici. C'era un laghetto, un uccello raro morto ritrovato tra gli alberi sulla strada all'ombra della riserva. C'erano due amiche stese sul letto con la faccia coperta di una crema verdastra rigenerante dopo tante ore di trattamento.

Il tempo passa e spassa come un piccione sopra il suo pezzo di cornicione. Sui bordi del Naviglio ora ci sono quelli con computer e barbetta riccia. Mi ha fatto piacere la tua chiamata, sono un'artista, puoi trovarmi e sapere delle mie mostre, della Triennale anche. Certo, sicuro, grazie, allora ciao. Ma non mi ricordo come ci siamo conosciuti, mi ricordo che ci siamo visti in via De Lollis ed era passato del tempo, forse un anno dalla prima volta. Quando ero dalle tue parti e il professore cieco ascoltava Haydn in una stanza buia per apprezzare la grande musica davvero.

Commenti

Post popolari in questo blog

Avevo un cuore

Adesso ho quasi tutto, molto più di sempre. Adesso non devo lavorare per vivere, ho abbastanza. Ho anche una casa solo mia, una terra tutta mia. Prima ero nel traffico e vivevo in quattro metri quadrati, ora ho quattro stanze da 120 metri e un terreno di nove mila metri. Ci sono due cani che corrono, tanti alberi piantati e altrettanti da piantare ancora.  Quando avevo la voglia non avevo una lira, adesso ho una lira ma la voglia è passata. No non è passata, ho sempre il senso del dover fare qualcosa per proteggermi aspettando tempi migliori. Invece dovrei semplicemente cercare di fare quello che voglio fare: alzarmi dal letto con un piano per la giornata. Dovrei fare con calma e determinazione quello che è giusto e bello fare. Ma nel frattempo ho dimenticato cosa volevo fare perché l'ho rimandato. Ho sentito di non avere la forza di andare oltre le barriere e le circostanze. Mi sono perso nel groviglio delle rinunce e dei compromessi. Era più urgente la necessità di coprirmi dalle...

L'uomo delle contraddizioni

Le cose andavano talmente bene che voleva fare la rivoluzione. Come San Tommaso deve toccare le ferite altrui e anche le proprie. Mette alla prova, si rimette in gioco, crede solo a quello che sperimenta e cerca il limite. Viveva in un borgo di gente laboriosa e simpatica ma corre verso la periferia di una metropoli. Sostenuto da una famiglia proprietari abbraccia l'idea dell'esproprio proletario. Per la città indossa i jeans marchiati dalla multinazionale del tabacco, prende il sussidio dagli industriali e organizza assemblee di socialisti. Per fare il reporter nel mondo si accontenta del giornale di provincia, lo abbandona e si trasferisce nelle stanze della Camera del Lavoro. Prendo gli schiaffi ma non per conto mio, pensava. Fa un master in giornalismo mentre aiuta gli arruffapopolo e finisce per votare i riformisti della politica. Aspettando di fare l'inviato accetta le pagine di un piccolo giornale di agricoltura e poi di uno di finanza. Rinuncia a tutte le credenze r...

Un muro nella testa

- Hai detto che ti chiami Serena, mi ricordo che ti chiami Serena. Non è vero? - No, io sono la Brunella. Avevo immagazzinato l'idea di Serena perché Serena è nome lombardo. Non che questa Brunella fosse bella come la Serena che immaginavo ma per comodità mi ero appoggiato a questa idea per darle un contesto. Per riportarla dentro uno schema notorio.  E così per più di una volta incontrandola nel parco, lei e il suo compagno Fango, pensavo: ecco la Serena. Pensavo, forse non si chiama Serena ma è il nome che più si avvicina all'idea che mi sono fatto del suo nome quella volta che me l'ha detto. Infatti Brunella non era neanche vicina alla Serena postina dei partigiani, che era una bionda bella e forte. Eppure ero quasi sicuro. Serena come la partigiana del film sulla resistenza in Val Padana. Come i protagonisti di Novecento di Bernardo Bertolucci o di Citto Maselli, donne partigiane in aiuto di compagni partigiani. Il popolo buono, il bello della rivoluzione poi estesa dal...