Passa ai contenuti principali

Mòviti a casa

Mòviti a casa, unni agghìri? Cu ti cci potta? La normalità non tornerà. Forse alla fine del 2021. Perciò ora che si fece tardi, stai accùra al giardino, Now the gardener is gone, ora che il giardiniere se n'è andato. Non vedi che c'è fuori? Fuori c'è la peste. c'è il sangue nelle strade, i poveri umani e gli uomini poveri. Tornerà il pauperismo del 600? I poveri si vergognano, i vecchi spariscono. Il farmacista aspetta le mascherine nuove. Il vecchio non fa più la barba, il vecchio si tiene addosso il cappello e la coppola pesante, si tiene in piedi sui suoi vecchi pantaloni pesanti. 
Sono stato fortunato a crescere nella bomboniera profumata, perciò ora anche la forfora degli altri mi fa allergia. Ora che la peste è in giro non vado più in giro. Ora guardo la peste dalla ringhiera. Guardo la vita che muore come uno che guarda e non vive quella morte. Come un morto dietro alla finestra a vetri e che guarda il resto delle cose che vanno avanti da sole. Anche senza di lui. Le cose vanno, per quel che possono andare vanno. Il fiume scorre con la piena dopo la pioggia, la sera tutto fa puzza di marcio e di umido. Di giorno le nuvole tornano indietro, come le lucertole tornate sui muretti (ma dove erano andate?).

Commenti

Post popolari in questo blog

Avevo un cuore

Adesso ho quasi tutto, molto più di sempre. Adesso non devo lavorare per vivere, ho abbastanza. Ho anche una casa solo mia, una terra tutta mia. Prima ero nel traffico e vivevo in quattro metri quadrati, ora ho quattro stanze da 120 metri e un terreno di nove mila metri. Ci sono due cani che corrono, tanti alberi piantati e altrettanti da piantare ancora.  Quando avevo la voglia non avevo una lira, adesso ho una lira ma la voglia è passata. No non è passata, ho sempre il senso del dover fare qualcosa per proteggermi aspettando tempi migliori. Invece dovrei semplicemente cercare di fare quello che voglio fare: alzarmi dal letto con un piano per la giornata. Dovrei fare con calma e determinazione quello che è giusto e bello fare. Ma nel frattempo ho dimenticato cosa volevo fare perché l'ho rimandato. Ho sentito di non avere la forza di andare oltre le barriere e le circostanze. Mi sono perso nel groviglio delle rinunce e dei compromessi. Era più urgente la necessità di coprirmi dalle...

Un muro nella testa

- Hai detto che ti chiami Serena, mi ricordo che ti chiami Serena. Non è vero? - No, io sono la Brunella. Avevo immagazzinato l'idea di Serena perché Serena è nome lombardo. Non che questa Brunella fosse bella come la Serena che immaginavo ma per comodità mi ero appoggiato a questa idea per darle un contesto. Per riportarla dentro uno schema notorio.  E così per più di una volta incontrandola nel parco, lei e il suo compagno Fango, pensavo: ecco la Serena. Pensavo, forse non si chiama Serena ma è il nome che più si avvicina all'idea che mi sono fatto del suo nome quella volta che me l'ha detto. Infatti Brunella non era neanche vicina alla Serena postina dei partigiani, che era una bionda bella e forte. Eppure ero quasi sicuro. Serena come la partigiana del film sulla resistenza in Val Padana. Come i protagonisti di Novecento di Bernardo Bertolucci o di Citto Maselli, donne partigiane in aiuto di compagni partigiani. Il popolo buono, il bello della rivoluzione poi estesa dal...

L'uomo delle contraddizioni

Le cose andavano talmente bene che voleva fare la rivoluzione. Come San Tommaso deve toccare le ferite altrui e anche le proprie. Mette alla prova, si rimette in gioco, crede solo a quello che sperimenta e cerca il limite. Viveva in un borgo di gente laboriosa e simpatica ma corre verso la periferia di una metropoli. Sostenuto da una famiglia proprietari abbraccia l'idea dell'esproprio proletario. Per la città indossa i jeans marchiati dalla multinazionale del tabacco, prende il sussidio dagli industriali e organizza assemblee di socialisti. Per fare il reporter nel mondo si accontenta del giornale di provincia, lo abbandona e si trasferisce nelle stanze della Camera del Lavoro. Prendo gli schiaffi ma non per conto mio, pensava. Fa un master in giornalismo mentre aiuta gli arruffapopolo e finisce per votare i riformisti della politica. Aspettando di fare l'inviato accetta le pagine di un piccolo giornale di agricoltura e poi di uno di finanza. Rinuncia a tutte le credenze r...