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Lettera dai criceti


Sostiene la lettrice. Posso permettermi di ribadire la mia idea degli abissi psicologici femminili (di matrice patriarcale). Diventiamo - appunto - paternalistiche e diciamo poveretto quando vogliamo darci un tono e non vogliamo darci per vinte o accettare l'idea di essere considerate alla pari con altre.

Vogliamo fare le grandiose magnanime perchè così ci sembra di sembrare più forti (eppure non sono sicura che questa sia prerogativa femminile: tutti giudichiamo per sentirci "al di sopra", "più bravi") ma spesso è solo una specie di mantra da autoconvincimento.

Quei pochi vagamente stabili che mi interessano sono veramente tutti uno diverso dall'altro, tutti a tutto tondo, ognuno con un peso e una forma diversa, non tutti interessanti alla stessa maniera di volta in volta, ma tutti di volta in volta giusti secondo le mie esigenze del momento, ma non faccio mai credere a un uomo di essere l'unico o l'inimitabile in senso assoluto, se non lo è e continuo a rimanere perplessa davanti al bisogno che hanno molti/e di nascondere a se stessi e/o agli altri il loro modo di essere

Dice: non ti voglio fare soffrire, quando è lui a non avere voglia di scegliere. e perchè non dire la verità? quelle, poverette, almeno si regolano. Vedono se gli sta bene. Si possono assumere la responsabilità delle loro scelte e dei loro eventuali errori. se poi uno, per essere corretto, se ne perde qualcuna, pazienza. ce ne sono tante. ma almeno poi si può guardare allo specchio senza farsi venire voglia di sputarcisi dentro in un occhio.

(uhm. no, parlo così perché sono io che non mi potrei guardare in faccia se non fossi corretta. evidentemente questa è una mia sovrastruttura che non è universalmente applicabile. devo prendere nota delle cose ancora da imparare.)


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