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Gelsomina & Spice

Le due stanno sedute sul pavimento di moquette. Una senza calze, l'altra stanca delle scarpe di vernice verde pistacchio. Abbiamo già mangiato qualcosa alla pizzeria toscana, dove il mio amico cameriere fa il doppio lavoro per mandare i figli a studiare. Beviamo un drink dopo un pomeriggio di lezioni e professori. Siamo amici ormai, non solo compagni di scuola.

La padrona mostra le pareti bianche tinte di fresco e la cucina di legno a vista modello piantagione della Louisiana. Dice che il marito è un pezzo di egoista, si è tenuto il servizio buono di porcellana. Ma tanto in questo buco non si saprebbe dove metterlo. Le finestre non ci sono, siamo a pian terreno e arriva il rumore di piatti del  ristorante vicino; è un locale perfetto per una cantina con l'umido che traspare dai muri.

Sarebbe bello baciarsi e abbracciarsi ora che siamo soli. Ci potremmo rotolare sulla moquette nuova, slacciare reggiseni, portarci avanti con qualcosa di forte. Ma non si può fare, ci si ama solo in due alla volta. La Spice parla, le labbra rosse si aprono e si allargano sui denti bianchi e le unghie laccate. Il musetto di hawaiana sorride come fosse sulla spiaggia tropicale e i fiori appesi al collo.

La dimensione della morale è solo la coppia. Tutto il resto è proibito, almeno qui nel regno della monogamia. Al ristorante o in albergo solo coppie di persone - un uomo e una donna, un ragazzo e una ragazza, un vecchio e una vecchia - vivono nella bolla, parlano poco, si sopportano e approfittano della protezione della legge.

L'altra, la Gelsomina, piega le gambe sottili come dei giunchi, cova nel silenzio il piano di aggiramento ostacoli. Ha capito che la combinazione di elementi richiede un periodo di appostamenti. La sua schiena si piega per nascondere il seno, cammina e inciampa sui suoi passi, rompe tutte le scarpe. Possiamo stare ore ed ore. Non si finisce mai di essere contenti.

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