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Pezzi di crosta

mi piace la piazza del mercato
l'idea di frugare tra le cose in giro
molta piu verità che in tanti posti normali
che frequentiamo tutti i giorni
devi scartare molto
se frantumi una mandorla o una noce
i pezzi di crosta vanno a coprire il seme
e devi prendere quello che hai cercato
cerco un grande amore o un'amicizia
non ho perso la speranza
non cerco nulla
lascio fare al caso

Commenti

  1. Morire dentro

    Quante volte ancora. Quante volte dovrò ancora morire dentro. Quante volte la vita mi chiederà tributo e prezzo per questo esistenza ?... Quale sarà il tributo da pagare , quale sarà il sangue da versare sull' altare dell'esistere? Chiudo gli occhi. La bocca tace. Odo lontano l'incolore grido della morte. Grida,e nella grida un nome. Non lo voglio udire. Non voglio udire la vita mentre muore. E' un accartocciarsi. Un morire dentro. Non voglio udire la vita mentre muore.

    Hermione Poetry

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  2. "Sebbene mi soffiasse intorno il vento freddo che sempre annuncia la sua presenza - oh se l'avessi saputo anche allora - credetti d'essere sola, nel bosco.
    Il Re degli Gnomi ti farà delle cose terribili.
    Ecco di nuovo il richiamo acuto dell'uccello, tanto sconsolato da sembrare il canto dell'ultimo uccello rimasto al mondo. Quel richiamo racchiudeva tutta la malinconia dell'anno morente e mi andò dritto al cuore.
    (...)
    Lui sorride. Posa lo zufolo, il suo richiamo per uccelli.
    Poggia su di me quella mano cui non ci si può sottrarre.
    Ha gli occhi verdi, come se avesse guardato per troppo tempo i suoi boschi.
    Ci sono occhi che possono divorarti.
    Il Re degli Gnomi vive da solo nel cuore del bosco in una casa con una sola stanza. Questa casa è fatta di legno e di pietra su cui è cresciuto un cuscino di licheni gialli. Sul tetto muschioso crescono erbe buone e cattive. Lui si procura la legna dai rami caduti e attinge l'acqua al torrente con una secchia di stagno.
    (...)
    Ora, le mie passeggiate, a volte il mattino, quando le dita lucenti della brina si sono posate sul sottobosco, altre volte, più raramente ma con più eccitazione, la sera quando il buio freddo è ormai sceso, finiscono sempre dal Re degli Gnomi che mi fa sdraiare sul suo pagliericcio frusciante abbandonata, alla mercé delle sue grandi mani.
    E' lui (...) che mi ha insegnato che il prezzo della carne è l'amore.
    (...)
    C'è sempre, con lui, qualcosa del gelo che soffia sui cimiteri, mi manda brividi giù per il collo ma non è di lui che ho paura; piuttosto della vertigine, quella vertigine con cui mi paralizza. Paura di cadere nel vuoto.
    (...)
    Potrebbe scagliarmi nel semenzaio della generazione dell'anno a venire ed io dovrei attendere un suo nuovo fischio che mi strappasse alle tenebre per poter tornare di nuovo.
    (...)
    Il tuo occhio (...). Se ci guardo dentro abbastanza, diventerò piccola come la mia immagine riflessa, fino ad essere nient'altro che un punto e poi sparire. Sarò trascinata in quel vortice nero e consumata da te. Diventerò tanto piccola che mi potrai tenere in una delle tue gabbie di vimini e prenderti gioco della mia libertà perduta.
    (...)
    Era tanto innocente, però, da non rendersi conto di poter essere la mia rovina, sebbene, dal primo momento, io già sapessi che il Re degli Gnomi mi avrebbe fatto solo del male."

    E così via.
    Ho riletto il raccponto da poco, e ho scoperto (o ricordato)... un po' di cose :)

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  3. A cciù putevi mettiri, 'u primu: cchi è, ti scanti? Cioè: ti è forse sembrato poco opportuno, caro? :) A figghia, 'dda carusa...

    RispondiElimina

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