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Rubato la bici

Finalmente mi hanno rubato la bici. Lo sapevo che sarebbe successo, meglio così. Certo poteva servire agli ospiti o a qualche amico di passaggio. Ma me ne sono liberato ed è un pensiero in meno.

Il meccanico egiziano aveva detto: - Prendi la catena da 20, da 15 o da 10 euro?
Ma la catena ce l'avevo già, piccola ed esile da porta da solaio. Così ho preso il lucchetto da 5 euro, perché investire di più sulla bici di scorta? Tra l'altro, compresi i manubri nuovi avevo già portato la spesa fino a 10 euro. L'altro socio dell'egiziano, il sesto parente con faccia identica al primo arrestato per furto e droga, aveva poi completato la manutenzione gonfiando le ruote. Avevo anche detto: - E lo spray per togliere la ruggine alla catena?

Jaled dello Sri Lanka si era accorto della bici abbandonata sotto la siepe e per cortesia mi aveva regalato la catenina di ferro ricoperta di plastica rubino. Che comunque era rimasta inutilizzata fino a che ho lasciato la bici di notte alla fermata del tram. Per due notti il lucchetto non si vedeva tanto. Alla terza notte, però, la bici è scomparsa.

E ' stato un peccato averla persa, quante cose si perdono e sono importanti per quel poco o qual tanto. Tutto è così relativo. Potevo proteggerla meglio, prendere le misure della catena e legarla al palo giusto. Tanto ho fatto che alla fine ho rovinato tutto come al solito. Ma questa bicicletta in fondo non era mia. La tenevo col senso di colpa di averla tolta a chi ne aveva bisogno.

L'avevo rubata per quel senso di giustizia e di compensazione per aver subito un altro furto ai miei danni, l'ennesimo da parte di un buttafuori di locali notturni. Ma la proprietaria riesce a ritrovarla per caso e perché vado a un convegno di investitori approfittatori che si tiene proprio nella sua zona, nei pressi dell'ultima cena di Leonardo. Le si riprende la bici senza aspettare il mio ritorno. Anzi poi mi racconta i particolari di come ha scassinato il lucchetto. Avrebbe potuto scoprirmi anche quando l'ho rubata per la seconda volta e parcheggiata sotto casa.

Ero affezionato alla bici grigia, comoda e veloce. Ma mi faceva anche rabbia, come le cose che vorresti buttare e più le consideri e più ti tornano indietro. In fondo era solo una bicicletta da 50 euro, cosa me ne importa. Non voglio fare il pastore di biciclette. Nè togliere ai ricchi per dare ai poveri come Rinaldo. Non posso compensare nella mia testa le cose che non si compensano da sole.

Commenti

  1. tutti prima o poi, o alla fine, roviniamo tutto...
    c'è chi riesce a buttare, ma solo ciò a cui non è affezionato...
    nulla però si compensa da solo: alla fine, anche se non sembra, forse, è un sollievo...
    Come il mare, e le sue onde... che scappano e sognano la terra, ma il mare le riprende... e l'onda gioca, provoca, si agita e si quieta, fugge e ritorna...
    sulla rabbia è più forte il bisogno di riprendersi.. perché il mare piatto non ha emozioni

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  2. Oh povero.
    E' vero, trasmetti proprio il senso di uno di quei bambini che gli si rompe il giocattolo e lo buttano via indispettiti, dicendo Tanto nemmeno mi piaceva, me ne compro uno più bello.
    Quando invece ci piaceva eccome: ci avevamo messo lo scotch con tanta cura, nei pomeriggi di domenica, per riattaccare i pezzi rotti, e lo smalto della mamma per curare i graffi...
    Ah, l'umana, stupida natura!
    Se ti può consolare, anche in questo, siamo in buona compagnia.

    RispondiElimina

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