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Vicino riflesso

Se il tuo lavoro non ti piace è uno stress. Se non lavori e non fai niente è una frustrazione. Se, invece, quello che fai è un successo allora sei felice. Di qualsiasi cosa si tratti. Se lavori da un barbiere o sei ambasciatore di Francia o Spagna. Anche se se stai solo facendo compagnia a qualcuno che ne ha bisogno. O anche se ti occupi di un albero di loto. Sei, perciò, felice se quello che fai ha un risultato per te o per qualcuno che ami. Se vedi la tua immagine riflessa nell'incontro con gli altri e ti piace quello che vedi. Non importa se sei ricco e sei povero. Importa come si apre il tuo respiro. Se è calmo e sereno o se si affanna e si interrompe.   "Apro l'armadio e vedo tutti gli abiti di tuo padre. Ora non c'è più, seduto in quella sedia del tavolo. Come è stato possibile? Ogni giorno lo vedo e mi dice di fare come meglio credo. Mai una discussione o una parola. Tutti i vestiti appesi sono ancora come nuovi. Invece nell'altra stanza non cade uno spi...

Musica senza quinte

Le musiche della sera erano posate tra i fogli bianchi aperti come ali di colombe sui trespoli cromati degli orchestrali. La sala era ancora vuota mentre il palco, rimasto senza alcun decoro, mostrava il muro perimetrale dello stabile sporco di buchi nell'intonaco. Le quinte, la parete finta o la tenda dello sfondo del teatro, non c'erano proprio più. Tutto era pronto per il primo concerto dell'anno nel cartellone delle sinfonie. Quella sera avrebbe eseguito e diretto le sue composizioni il pianista dagli occhiali neri e basette bianche di nome Ludovico, figlio di un editore torinese. Che era stato il paladino dei lavoratori oppressi e degli scrittori militanti, famoso anche per un'enciclopedia originale a tema degli anni ottanta venduta a rate e mai riscosse del tutto (almeno da me). Ora il musicista Einaudi, 58 anni, tanti concerti in ambienti sofisticati per palati fini e giovanili, avrebbe suonato ancora una volta nel teatro dedicato al maestro dell'era ro...

Water melon

Il telefono squillò verso le otto e mezza proprio nel momento del caffè. Professore, disse la voce. Professore dove sei, rispose. Volevo passare per quel discorso, disse la voce. Ti aspetto al primo piano, la porta è aperta. Il tizio aveva i capelli lucidi e anche la pelle intorno agli occhi era liscia. Il colore dei suoi occhi era marrone. Anche lui aveva gli occhi marroni. Da quando aveva portato la sua merce fino a casa guardava l'auto parcheggiata davanti e poi bussava per avere il suo rendiconto. Il professore di acque potabili si guardò intorno e posò gli occhi sulla parete alla sua destra. La macchinetta del caffè smise di sbuffare e lui gliene offrì una tazza. Non bevo mai il caffè, disse il professionista seguendo invece le immagini colorate dentro la cornice verde chiaro. Aspettò che si sedesse di fronte e, appoggiandosi sul tavolo con il braccio destro per aiutarsi a reggere il  peso della schiena, lo vide intento ad osservare anche il secondo dei quattro quadretti d...

Isternazzi

A nanna stava a Isternazzi nel quartiere della Bumma. Le grandi cisterne di acqua le avevano piazzate nella parte bassa a raccogliere la pioggia. Ogni ntanto a jeva a truvari ppi na visita o pi joco. Pippina aveva un mantale lungo fino ai piedi e  ntuppu in testa a tipo crovecchia ntrizzata. La sua faccia pareva come una carta geografica con tanti fiumi. Mi cuntava un fatto e ju ascutava paralizzato. Dalla cucina si sinteva un fetu di astratto di pomodoro appigghiato. Idda parrava di Giufa' ca lassava a porta aperta o du sceccu attaccato al bummulu con una corda. Una volta scarramau l'acqua e da sotto il letto uscì un orinale che galleggiò nella stanza fino alla porta. La bella dei setti veli era circondata di cavalieri. Noi stavamo seduti ai bordi del letto a dire il rosario. Quanto e' auta la croce di Maria. Poi la pioggia fini di cadere. E per una mezzora ancora le barche di carta di quaderno fatte a mano passavano la traversa e scomparivano in direzione della strad...

Time in vain

Il tempo passato dall'ultima volta e' maggiore del tempo passato la volta prima di questa. All'ombra del pistacchio il senso dell'assenza nel vialetto delle rose sommerse di erbacce secche, alte attorno alle sedie abbandonate e sfilacciate. Era un mese o erano 15 i giorni quando Di Bella fece quel lavoro e tutto era diverso come verde e nero invece di giallo e marrone. Vuol dire che il tempo ultimo e residuo si sta accorciando come un elastico che si restringe dopo l'estensione. Terantola si chiama ora la bianchetta, anzi Trimmy Terantola. Se lo ripeti dieci volte vale come una cermatura dei vermi o come il rosario buddista. Ma questo non c'entra niente.  Sembrerebbe allora che il tempo nuovo, quello da adesso in avanti viaggia a una velocità x+1 ai nostri sensi rispetto al tempo vecchio. E perciò che ci possiamo fare?

Acqua di fronte

Ti guardavo intorno alla guancia senza dire niente delle solite cose quando come dall'alto di una collina procedevano in volo in sequenza regolare una a una le scene di movimento delle ciglia e delle labbra anche gli zigomi e le dita o il movimento delle mani le illuminazioni dello spazio intorno fino a scalare verso il desiderio di passare oltre l'irritazione per il presente o per il dolore ai piedi feriti da un taglio accidentale così allora il rimando all'ombra dei tuoi occhi scuri del pomeriggio il riempire il tempo fino alla sera con tante cose da fare oltre l'ansia di prevedere e di controllare lascia intatto il momento presente con il suo profumo di melograno il senso di sicurezza e di benessere ma anche di eccitazione per quello che sta per succedere o per la certezza di una liberazione dalle catene sì del cielo mentre le coppie e le famiglie in silenzio siedono sulla panchina di fronte allo specchio poi si alzano in silenzio per tornare a casa a turno secondo l...

Zoticon

Uno ha la faccia gonfia da un lato come se avesse una noce sotto la pelle. Un maschio bianco dagli occhi acquosi che potremmo chiamare Scognito con l'accento sulla o. Ora la nocetta ha fatto il pus e abbiamo applicato del puro succo di aloe sulla ferita. Scognito assomiglia alla Zorika e non al padre ad eccetto del colore del pelo. Appare il piu' debole del gruppo e prende un sacco di lezioni di lotta a corpo libero. La capo rais sarebbe la bianca maremmana di nome Sciavazza con l'accento sulla seconda a. Forse la prende per il figlio questo vicino di terre. Alfio che un giorno trovo' il padre impiccato nella fattoria. Lo aspetto intanto che faccio chiarezza su chi sono i miei dieci cani da allevare chissa' per quanto tempo ancora. A casa ho lasciato il nero Wolfie che e' un maremmano nero e il bianco esile Picciuso con l'accento sulla u. In attesa di sviluppi sul fronte delle adozioni spontanee un drappello di affamati copre le mie scarpe e tanti occhi n...