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Camera e gas

La stanza ha un divano con disegni a quadretti. Negli anni settanta lo avranno fatto, come l'abat jour. Che è grande per servire un salone. Invece questo posto è piccolo, da altre parti sarebbe stato un appartamento di ringhiera. La finestra della stanza guarda verso nord; sotto, il cortile è pieno di edera rampicante; di fronte, gli altri appartamenti a chiudere la vista sopra la portineria. Uno di questi ha una ragazza che ride al computer. Un altro un signore dai capelli lunghi e bianchi che fuma mentre cucina nella sera, illuminato dalle luci al neon. Più sotto una signora delle pulizie in grembiule celeste stira una camicia celeste. C'è un brusio di sottofondo per le auto sul selciato o per i furgoni che scaricano carte e cartone. Ma si può dormire o leggere in pace, il vento entra dalla persiana verde pisello, la radio parla del nuovo design sportivo della nuova auto tua a sole 16.300 euro.

Sul letto di misure francesi, nell'angolo come una nicchia, è steso un copriletto a colori di moda tipo bazar. Sul pianoforte elettrico a muro una lampada rossa e un pupazzetto rosso. La candela lunga, regalo di Natale, è giallo oro. Aspetta la Mattie o un'altra festa per essere accesa. A fianco la copertina della rivista di Oreste del Buono a fumetti con disegno anni trenta colorato rosso e blu. Era un omaggio degli anni Ottanta, dopo il mensile Linus, chiamato Dolce Vita in omaggio all'amico Federico Fellini.

Per qualche tempo nessuno disse niente. Fino a che la colombiana Mabel amica di un tipo di Agrigento, disse qui ci vuole un ventilatore. Il suo ragazzo aveva nove anni e portava i jeans larghi. Siamo andati a scegliere il modello entrando in ascensore. Dopo qualche minuto eravamo seduti sulle scale della cantina e la sua borsetta era andata a finire davanti a una porta di legno. Portava la gonna stretta e c'è voluto un pò per capire come muoversi tra le pareti. Per tutta la notte non si dormiva, un pò per il rumore dei vicini, un pò per il puzzo di qualcosa.

Non era troppo forte l'odore ma era una perdita del gas. Lo disse il tecnico con la bacchetta illuminata che a un certo punto fece un rumore continuo. In due minuti spaccò il muro e mise una fascetta. Ritorneremo tra qualche settimana disse. Invece la Sweet Lana aveva il fiuto delle marmore o delle marmotte e disse che era pericoloso anche solo fare un caffè. Detto fatto arrivarono gli altri tecnici che dissero, i tubi sono da cambiare, sigilliamo tutto. Ma lei da quanto tempo sta qui. Io solo da un anno e mezzo, nella camera a gas. Era un posto per vivere o una gabbia per passeri.

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