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Ha detto fermati

Ho tempo per bussare alla porta, sentire lo squillo e una risata. Invece sono nel viale della larghezza dove i palazzi sono delle scatolette coi buchi quadrati. La strada davanti corre incontro, l'auto dietro incollata allo specchietto. I semafori si allineano, si passa da un supermercato grande a uno piccolo a uno ancora più grande, le altre macchine viaggiano piano come se portassero dentro un carico di valore.  Più sono grandi e meno si muovono. Si vede che dentro c'è molto comfort o pensano di guidare una navicella spaziale. Infatti chiamano la moglie per dire - qui base Apollo, tu dove sei, butta la pasta. I cerchioni girano lenti, sono lucidi e hanno dei rostri come le bighe di Ben Hur al Circo Massimo.

La risata forte non la sento stasera e neanche il tintinnare dei suoi anelli. Lei è piccola, avrebbe acceso la sua musica afro maghrebina che poi si inceppa e si ripete. Potevo bere il tuo thè e sentire il profumo delle candele dietro le sue spalle. Invece sono in macchina ancora e il cielo non si vede, il vetro è spazzato dal tergicristallo. Neanche una faccia di qualcuno che in piedi parla con altro per strada.

Lei mi ha aspettato a un chiosco di giornali chiuso, ora sta a fianco a me ed è una persona gentile. Ha in testa un cappellino di lana rotondo e la sua faccia è rotonda come gli occhi, mentre le labbra su un lato portano il segno di un morso. Una bocca rossa con una pallina nera ma non è un neo. Neanche un labbro tumefatto, del sangue rappreso che prima o poi va tolto.
- Cosa pensi di fare adesso? Ci vediamo domani?
- Volevo dirti che mi dispiace, non ti sento con me
- Oggi una giornata piena, il mio dentista e le altre storie ...
- Sento che la tua bocca ha l'odore del farmaco. Fermati allora. Sono arrivata.

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