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L'Atzeca Katty

Ero davanti a un pollo con puntarelle e mozzarella. Fuori pioveva di continuo, si erano fatte le due di un giorno di inverno. Nei bordi del piatto una salsa di pomodoro di Pachino, al centro tanti pezzi di petti di pollo perchè lei poteva avere fame. Quando la donna decide non perde tempo e arriva in minuti. Per la donna il mondo è bianco o nero. Per l'uomo è sempre grigio.

Aveva detto o scritto che si chiamava Katty o Catty o Qatty. Era un incontro al buio, lei aveva visto qualche foto spedita in una busta, io invece niente. Di mattina la sua voce a un telefono, una conversazione senza costrutto a base di, che cosa hai detto, non ti sento, dove sei. Il tono era profondo, l'accento ispanico disturbato dal vocìo di una sala parto in una clinica ostetrica. Ho un ascendente tra il personale medico, avrò di che scegliere per raddrizzare le ossa. Ma me la cavo anche con insegnanti, traduttrici, autiste di bus, designer, promoter, artiste del gioiello, segretarie e manager.

Katty dice che è a piedi e non ha capito come raggiungermi. Allora lascio il secondo petto di pollo e la mia casa calda e vado nel freddo mentre lei telefona ogni minuto. Ha un maglione dolce vita, dei pantaloni grigi di flanella e dice di avere una famiglia numerosa. I capelli sono neri e lisci come quelli dei nativi dell'Amazzonia o il popolo Maya, ha il naso degli Atzechi e la bocca degli andini. I suoi occhi luccicano come quelli dei corvi.  E' magra e nervosa come di solito sono quelli del segno dell'ariete. Viene dal Perù ma ormai è naturalizzata, come i commessi dei bar di New York che servono gli spaghetti scotti sulla 56°. I ricchi hanno sempre bisogno degli schiavi ma non li deportano più, vengono da soli con le loro gambe.

Katty si siede e mangia tutto il pollo rimasto, una mezza porzione. Dice che è buono, che sono bravo in cucina. Parliamo di un pò di cose del genere quotidiano. Di un professore di ortopedia che potrebbe essermi utile, di quanto sono bravi a scuola i ragazzi e dei problemi del condominio. Ogni tanto spingo sul suo braccio come per sentire la consistenza ma non ci sono reazioni e neanche altre cose oltre alla comprensione. Si è fatto tardi verso le tre e mezza, dice che è l'ora di andare e comprare i regali per tutti. Magari ci vediamo ancora, chissà, un'altra volta. L'atzeca esce dalla porta con il suo cappottino, la accompagno con un sorriso e mi metto a dormire per un paio di minuti. Katty ha chiamato ancora qualche tempo dopo e il telefono ha squillato senza rispondere. Non c'ero.

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